# Silvio Balduzzi

CTO · Solution Architect

- Site: https://www.silviobalduzzi.com/

## Come raccogliamo dati da Nutanix: un viaggio tra API v2 e v3

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2026/01/come-raccogliamo-dati-da-nutanix-un-viaggio-tra-api-v2-e-v3/
- Published: 2026-01-06T17:26:55+01:00
- Author: balduz84

_Quando ho iniziato a lavorare all’integrazione con Nutanix per un mio nuovo progetto
in sviluppo, non immaginavo quante sorprese mi avrebbero riservato le loro API. 
Ecco cosa ho imparato._

## Nutanix: non solo storage

Per chi non lo conoscesse, Nutanix è una delle piattaforme di infrastruttura iperconvergente(
HCI) più diffuse al mondo. In pratica, combina computing, storage e virtualizzazione
in un’unica soluzione. Quando i nostri clienti ci hanno chiesto di monitorare anche
i loro cluster Nutanix, sapevo che sarebbe stata un’avventura interessante.

## Prism Central: il punto d’ingresso

La prima cosa da capire è che Nutanix ha due interfacce di gestione:

 * **Prism Element**: gestisce il singolo cluster
 * **Prism Central**: gestisce più cluster da un unico punto

Per una soluzione di monitoraggio enterprise, Prism Central è la scelta obbligata.
Da un solo endpoint è possibile raccogliere dati di tutti i cluster registrati, 
senza dover configurare connessioni multiple.

## Il dilemma delle API: v2 vs v3

Ed ecco dove inizia il divertimento. Nutanix offre due versioni delle sue API REST:

### API v2 – Il vecchio ma affidabile

Le API v2 sono state il cavallo di battaglia di Nutanix per anni. Sono semplici,
immediate e… in via di deprecazione. Usano endpoint come:

    ```wp-block-code
    GET /api/nutanix/v2.0/clusters
    GET /api/nutanix/v2.0/vms
    GET /api/nutanix/v2.0/hosts
    ```

Restituiscono dati in formato JSON piatto, facili da parsare. Il problema? Nutanix
le sta gradualmente sostituendo.

### API v3 – L’approccio moderno (e complesso)

Le API v3 rappresentano il futuro. Usano un approccio chiamato “intent-based”, dove
non chiedi semplicemente “dammi le VM”, ma invii una richiesta POST con criteri 
di filtro:

    ```has-small-font-size
    POST /api/nutanix/v3/vms/list
    {
      "kind": "vm",
      "length": 500,
      "filter": "power_state==on"
    }
    ```

Il bello è che puoi paginare, filtrare e richiedere solo i campi che ti servono.
Il brutto? La struttura delle risposte è molto più complessa, con tre livelli di
annidamento: `metadata`, `spec` e `status`.

## La mia scelta: API v3 con un trucco

Dopo vari esperimenti, abbiamo deciso di usare le API v3 per la raccolta dati principale.
Ma c’è un segreto che non trovate facilmente nella documentazione: la **Groups API**.

### Groups API: il superpotere nascosto

L’endpoint `/api/nutanix/v3/groups` è probabilmente la feature più potente e meno
documentata di Prism Central. Permette di:

 1. **Aggregare metriche** su qualsiasi entità (cluster, host, VM)
 2. **Richiedere attributi specifici** senza scaricare dati inutili
 3. **Ottenere statistiche in tempo reale** con una singola chiamata

Ecco un esempio di come lo usiamo per le metriche dei cluster:

    ```has-small-font-size
    POST /api/nutanix/v3/groups
    {
      "entity_type": "cluster",
      "group_member_count": 500,
      "group_member_attributes": [
        { "attribute": "cluster_name" },
        { "attribute": "storage.capacity_bytes" },
        { "attribute": "storage.usage_bytes" },
        { "attribute": "hypervisor_cpu_usage_ppm" },
        { "attribute": "hypervisor_memory_usage_ppm" },
        { "attribute": "controller_num_iops" }
      ]
    }
    ```

Con una sola chiamata otteniamo storage, CPU, memoria e IOPS di tutti i cluster.
Magico.

## Le unità di misura: PPM e altre stranezze

Un aspetto che mi ha fatto perdere qualche ora: Nutanix esprime molte metriche in**
PPM** (Parts Per Million), non in percentuale.

Quindi quando vedi `hypervisor_cpu_usage_ppm: 450000`, non significa che la CPU 
è al 450000%. Devi dividere per 10.000 per ottenere il 45%.

Stesso discorso per la latenza I/O, espressa in microsecondi (`controller_avg_io_latency_usecs`):
dividi per 1000 per avere i millisecondi.

Ogni 60 secondi raccolgo:

 * Lista cluster con versione AOS e numero nodi
 * Host con CPU, memoria, hypervisor
 * VM con stato, vCPU, RAM, disco
 * Storage container con capacità e utilizzo
 * Network (subnet) con VLAN e configurazione IP
 * Metriche di performance (IOPS, latenza, CPU%, memoria%)

## Le sfide affrontate

### 1. Paginazione

Con centinaia di VM, la paginazione è essenziale. Le API v3 supportano `offset` 
e `length`, ma attenzione: il default di `length` è 20, non infinito!

### 2. Timeout

Le richieste alla Groups API possono essere lente su cluster molto carichi. Abbiamo
dovuto implementare timeout generosi e retry con backoff esponenziale.

### 3. Certificati SSL

Molti Prism Central in produzione usano certificati self-signed. Il mio client supporta
la disabilitazione della verifica SSL (solo in ambienti controllati, ovviamente).

### 4. Multi-cluster

Un singolo Prism Central può gestire decine di cluster. La mia architettura deve
correlare correttamente ogni entità al suo cluster di appartenenza.

## Conclusioni

Integrare Nutanix non è stato banale, ma il risultato vale lo sforzo. Oggi posso
monitorare cluster Nutanix con una mia soluzione personalizzata.

Se state lavorando a un’integrazione simile, il mio consiglio è: partite dalle API
v3 e familiarizzate con la Groups API. È la chiave per ottenere dati ricchi senza
sovraccaricare il sistema.

E ricordatevi: PPM diviso 10.000 uguale percentuale. Me lo sono tatuato sulla tastiera
😛

## Hyper-V su Nutanix: La Fine di un’Era e il Percorso verso AHV

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/12/hyper-v-su-nutanix-la-fine-di-unera-e-il-percorso-verso-ahv/
- Published: 2025-12-14T10:03:31+01:00
- Author: balduz84

L’ecosistema dell’infrastruttura virtualizzata è in costante evoluzione, e Nutanix
ha appena inviato un messaggio chiaro ai suoi clienti: l’era di Hyper-V 2022 sulla
piattaforma Nutanix sta volgendo al termine. Non è una transizione morbida o graduale,
bensì una scelta strategica netta. Mentre il supporto per versioni precedenti continuerà,
la versione 2022 si trova di fronte a tre limitazioni concrete: non riceverà più
aggiornamenti di integrazione, non potrà essere installata su nuovi sistemi e uscirà
definitivamente dal supporto entro un lasso di tempo già definito.

Per i clienti che hanno costruito le loro infrastrutture su questa tecnologia, questo
non è semplicemente un avviso tecnico da catalogare. È piuttosto un segnale strategico
che richiede attenzione, comprensione e azione. È l’indicazione di come Nutanix 
intende evolvere la propria piattaforma, e chi non legge correttamente questo messaggio
rischia di trovarsi in una posizione complicata nel medio termine.

**## Una Decisione Strategica Chiara: Il Consolidamento su AHV**

Dietro le quinte di questa comunicazione ufficiale si cela una decisione profonda
e meditata da parte della leadership di Nutanix. L’azienda ha deliberatamente scelto
di consolidare gli sforzi di sviluppo e innovazione attorno a un unico hypervisor:
Acropolis Hypervisor, o AHV come è comunemente noto. Questa non è una scelta fatta
leggermente o per ragioni meramente tecniche, ma rappresenta un cambio di direzione
strategico ben calcolato.

Il razionale è complesso ma logico. Mantenere, aggiornare e innovare attorno a due
hypervisor diversi all’interno della stessa piattaforma comporta costi considerevoli.
Non si tratta solamente di sviluppo di codice, ma di testing, certificazione, supporto
tecnico, documentazione e formazione. Ogni nuova feature della piattaforma Nutanix
deve essere validata su entrambi gli hypervisor, il che raddoppia il tempo di sviluppo
e introduce complessità operativa.

AHV, essendo costruito specificamente per Nutanix, offre un’integrazione nativa 
che Hyper-V, per quanto maturo, non potrà mai raggiungere completamente. AHV conosce
intimamente l’architettura Nutanix, può sfruttare ottimizzazioni a livello di kernel
che altri hypervisor non possono, e può accedere a capacità della piattaforma che
rimangono escluse a soluzioni terze. Questo vantaggio tecnico si traduce in prestazioni
superiori, affidabilità aumentata e un’esperienza utente coesiva.

Nel modello di infrastruttura convergente che Nutanix rappresenta, questa coesione
non è un aspetto marginale…è il cuore del valore aggiunto. Chi sceglie HCI lo fa
perché vuole una soluzione integrata dove compute, storage e networking funzionano
in perfetta armonia. Mantenere il supporto per un hypervisor esterno va against 
the grain di questa filosofia e rende la piattaforma meno competitiva nel tempo.

**## L’Impatto sulla Vostra Infrastruttura**

Per i clienti che hanno costruito il loro ambiente su Hyper-V 2022 con Nutanix, 
questa transizione rappresenta una sfida che non può essere ignorata. Il primo istinto
potrebbe essere il panico, ma in realtà il timeline non è immediato. Nutanix sta
offrendo una finestra temporale ragionevole per pianificare e eseguire la migrazione,
ma questa finestra non è infinita.

Nel breve termine, diciamo nel corso dei prossimi 12 mesi, le vostre installazioni
continueranno a funzionare e riceveranno supporto. Questo è il momento giusto per
iniziare una valutazione approfondita. Dovete analizzare nel dettaglio quali carichi
di lavoro state eseguendo, quali dipendenze hanno, quali performance state ottenendo
e soprattutto, quali criticità potrebbe comportare una migrazione. Non è il momento
di agire, ma di osservare, documentare e capire.

Nel medio termine, probabilmente tra i 12 e i 24 mesi, la vostra situazione cambierà
significativamente. Se avete iniziato la valutazione nel breve termine, ora potrete
avviare i primi step concreti. Questo significa migrare i carichi di lavoro pilota,
validare il comportamento di AHV con i vostri applicativi specifici, identificare
eventuali incompatibilità e testare le vostre procedure di backup, disaster recovery
e gestione. Questo periodo è cruciale perché vi permette di affrontare problemi 
in ambiente controllato, con ancora tempo a disposizione per risolvere eventuali
ostacoli.

Oltre i 24 mesi, la situazione diventa pressante. Il supporto per Hyper-V 2022 su
Nutanix sta per terminare. Se non siete migrati a questo punto, vi trovate di fronte
a scelte sgradevoli: completare una migrazione in tempo ridotto sotto pressione,
oppure valutare alternative alla piattaforma Nutanix stessa. Nessuna di queste opzioni
è ideale, per cui il timing della vostra azione è essenziale.

**## Perché AHV è Realmente la Risposta**

Molti clienti leggono questo messaggio e si chiedono: perché non posso semplicemente
restare con Hyper-V, o valutare altre soluzioni? La risposta sta nel comprendere
cosa Nutanix offre realmente, e come AHV è il veicolo attraverso il quale i benefici
di questa piattaforma vengono erogati.

AHV non è uno hypervisor generico. È un hypervisor co-progettato con l’infrastruttura
Nutanix. Questo significa che ogni ottimizzazione, ogni nuova feature, ogni miglioramento
di performance che Nutanix introduce alla piattaforma arriva prima, meglio e più
completamente su AHV. Se Nutanix introduce una tecnologia di deduplica innovativa,
di caching intelligente, di network virtualization avanzata, AHV ne beneficia immediatamente.
Hyper-V (ed anche gli altri hypervisor, ovviamente) beneficia di queste innovazioni
solo nella misura in cui Nutanix decide di investire sforzo nel renderle compatibili.

Questo crea un effetto compounding nel tempo. Oggi, forse, le differenze tra eseguire
Hyper-V su Nutanix e AHV su Nutanix sono limitate. Ma fra 12 mesi, fra 24 mesi, 
fra 36 mesi? Lo scarto diventerà sempre più marcato. Chi ha scelto AHV avrà accesso
a innovazioni che chi sta su Hyper-V non avrà. In termini di performance, affidabilità,
capacità e costi operativi, AHV vi offrirà vantaggi sempre crescenti.

Dal punto di vista dei costi, AHV è incluso nella licenza Nutanix. Hyper-V richiede
licenze aggiuntive da Microsoft. Nel tempo, questa differenza si traduce in risparmio
significativo, soprattutto se avete grandi ambienti. Inoltre, l’operazione dell’infrastruttura
su AHV è più semplice perché tutto converge in una unica piattaforma, una unica 
console, un unico team di supporto tecnico con competenze uniche e profonde.

**## Il Percorso di Migrazione: Come Affrontare il Cambiamento**

La migrazione da Hyper-V 2022 a AHV non è un’operazione che potete improvvisare 
durante un weekend. Richiede pianificazione metodica, esecuzione disciplinata e 
soprattutto, una chiara comprensione delle vostre workload e dei vostri vincoli 
operativi.

La fase iniziale è la valutazione. Prima di muovere un singolo carico di lavoro,
dovete capire cosa state effettivamente eseguendo. Quali sono le macchine virtuali
critiche e quali sono quelle che potrebbero essere migrate per prime? Quali hanno
requisiti di performance particolari? Quali hanno dipendenze verso software specifico
o verso altre macchine virtuali? Quali hanno procedure di backup complesse o requisiti
di compliance che potrebbero comportare complicazioni? Questa fase di scoperta e
analisi potrebbe durare 4-8 settimane e dovrebbe coinvolgere non solo il team infrastrutturale,
ma anche i proprietari delle applicazioni.

Una volta che avete una mappa chiara della vostra situazione, potete iniziare a 
pianificare il percorso di migrazione concreto. Idealmente, identificate un set 
di carichi di lavoro non critici da utilizzare come progetto pilota. Non sto parlando
di macchine virtuali di produzione che eroga servizi critici, ma piuttosto di sistemi
di test, sviluppo, formazione o altri servizi che, se avessero un problema durante
la migrazione, non causerebbero incidenti. Migrate questo primo batch su AHV, sottoponetelo
a testing rigoroso, valutate le performance e verificate che tutte le vostre procedure
standard funzionino (backup, snapshot, monitoring, etc.).

Questo progetto pilota è fondamentale perché vi permette di imparare senza rischiare.
Scoprirete quale tempo richiede una singola macchina virtuale per essere migrata,
quali step necessitano di attenzione particolare, quali tool funzionano bene e quali
hanno limiti. Avrete l’opportunità di addestrare il vostro team in ambiente controllato,
di scrivere procedure di migrazione documentate, di identificare eventuali incompatibilità
software che non avevano considerato.

Una volta completato il pilota con successo, potete iniziare ad ampliare progressivamente.
Migrate batch successivi di carichi di lavoro, sempre mantenendo un approccio metodico.
Per i sistemi più critici e complessi, potrebbe essere appropriato fare una migrazione
in finestra di manutenzione pianificata, con team di supporto tecnico allerta in
caso di problemi. Per sistemi meno critici, potete muovervi con più velocità.

Durante tutta la fase di migrazione, mantenete costantemente il monitoraggio. Performance,
stabilità, consumo di risorse—tutti questi parametri devono essere tracciati attentamente.
Se scoprite che AHV offre performance diverse da Hyper-V per certi tipi di carico
di lavoro, avete ancora tempo per investigare e risolvere eventuali problemi di 
configurazione.

**## Considerazioni Pratiche e Strategiche**

Nella vostra pianificazione, dovete considerare non solo gli aspetti tecnici ma 
anche gli aspetti organizzativi e finanziari della transizione. La vostra organizzazione
ha competenze su Hyper-V accumulate nel tempo. La migrazione verso AHV comporterà
anche una transizione di skills—il vostro team dovrà acquisire familiarità con un
nuovo hypervisor, nuovi strumenti di gestione, nuovi approcci alla troubleshooting
e operational management.

Considerate l’opportunità di investire in formazione per il vostro team. Nutanix
offre programmi di certificazione su AHV che sono ampiamente riconosciuti nel settore.
Completare queste certificazioni non solo vi aiuta nella transizione tecnica, ma
accresce anche la competenza e il valore del vostro team nel mercato del lavoro.

Dal punto di vista della comunicazione, è essenziale coinvolgere gli stakeholder.
Se avete team che dipendono da questi sistemi—application owner, business unit responsabili
di servizi critici, team di compliance e security—dovete comunicare il piano di 
transizione e rassicurarli che la migrazione sarà gestita in modo ordinato, con 
minimizzazione del downtime.

Stabilite relazioni forti con il vostro account team di Nutanix. Questi professionisti
hanno accesso a risorse, best practices e talvolta anche supporto accelerato per
progetti di migrazione complessi. Inoltre, Nutanix ha spesso programmi speciali 
o incentivi per clienti che completano transizioni verso AHV entro periodi specifici.

**## Conclusione: Il Momento di Agire**

La decisione di Nutanix di interrompere l’integrazione di Hyper-V 2022 non è un 
avviso casuale, ma una dichiarazione strategica sulle priorità e sulla direzione
della piattaforma. È il momento in cui Nutanix sta dicendo ai clienti: “Ecco dove
stiamo andando, e questa è l’opportunità per unirvi a questo viaggio.”

Per chi ha investito in Hyper-V su Nutanix, il messaggio potrebbe sembrare sconfortante
inizialmente. Ma se affrontato con metodicità e pianificazione, rappresenta un’opportunità
di modernizzazione. La migrazione verso AHV non è solamente una necessità operativa,
ma una porta d’accesso verso innovazioni che Nutanix continuerà a sviluppare negli
anni a venire.

La chiave è non rimandare. Chi attende fino all’ultimo momento prima di iniziare
la valutazione si ritroverà con una finestra temporale ristretta e dovrà affrontare
la migrazione sotto pressione. Chi invece inizia oggi, con calma e metodicità, avrà
il tempo di planare verso AHV con controllatezza, di testare adeguatamente, di addestrare
il team, e di concludere la transizione da una posizione di forza, non di crisis
management.

La domanda non è più “dovrei migrare ad AHV?” La risposta a quella domanda è già
stata data da Nutanix. La domanda vera è: “quando comincio il percorso?” La risposta
consigliata è: “il prima possibile.”

## Il Multicloud: Un Viaggio che Vale la Pena Intraprendere

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/12/il-multicloud-un-viaggio-che-vale-la-pena-intraprendere/
- Published: 2025-12-09T21:11:54+01:00
- Author: balduz84

Sai quando decidi di riorganizzare la tua casa e pensi che sarà un’impresa impossibile,
ma poi scopri che il processo stesso ti porta benefici inaspettati? Ecco, la migrazione
verso un’architettura multicloud è un po’ così.

## Non è solo la meta, è tutto il percorso

Molte aziende pensano che il multicloud sia solo una questione di arrivare a destinazione:
avere i propri workload distribuiti su più cloud. Ma la verità è che già durante
il viaggio ci sono vantaggi nascosti che spesso vengono sottovalutati.

Pensa a questo: quando inizi a consolidare i tuoi ambienti cloud, cominci automaticamente
a fare pulizia. Quanti strumenti ridondanti stai usando per gestire cloud diversi
in silos separati? Probabilmente troppi. Il passaggio al multicloud ti costringe
a razionalizzare, e questo significa meno complessità e operazioni più snelle.

Poi c’è la questione della visibilità. È come accendere finalmente la luce in una
stanza buia. Con una soluzione di monitoraggio unificata, inizi a vedere davvero
dove sono i tuoi dati, quanto valgono e – sorpresa – scopri che hai tonnellate di
duplicati inutili che ti stanno costando un sacco di soldi.

## La sicurezza non è un ripensamento

Uno degli aspetti migliori della migrazione è che ti dà l’occasione perfetta per
standardizzare la sicurezza. Invece di avere policy frammentate su piattaforme diverse,
puoi implementare un approccio unificato. E quando arriva un problema di sicurezza?
Beh, è molto più facile risolverlo quando hai un unico sistema da gestire invece
di dover saltare tra dashboard diversi.

## Il denaro conta (sempre)

Parliamoci chiaro: i costi sono sempre un tema caldo. Ma con il multicloud, quando
hai una visibilità migliore, cominci a vedere dove stai sprecando risorse. Risorse
sottoutilizzate, duplicate o sovradimensionate emergono come funghi. E la cosa bella?
Puoi spostare i workload dove conviene di più, approfittando delle offerte speciali
dei vari provider quando si presentano.

## Arrivati a destinazione: ora inizia il bello

Una volta che hai messo in piedi la tua architettura multicloud, i veri vantaggi
emergono. È come quando finisci di montare un mobile IKEA e finalmente puoi usarlo.

Prima di tutto, c’è la resilienza. Se un provider ha problemi, i tuoi workload possono
girare da un’altra parte. Niente più dipendenza totale da un singolo fornitore e
notti insonni per il timore di un blackout.

Poi c’è la libertà di scelta. Vuoi usare il servizio più economico per un determinato
workload? Fatto. Vuoi posizionare un’applicazione più vicina ai tuoi utenti per 
ridurre la latenza? Nessun problema. È come avere un buffet di opzioni invece di
un menu fisso.

## Automazione e monitoraggio: i tuoi migliori amici

Qui diventa interessante. Senza automazione, gestire il multicloud è come cercare
di dirigere un’orchestra mentre suoni tutti gli strumenti contemporaneamente. Impossibile.

L’automazione intelligente può orchestrare i tuoi workload e metterli nel posto 
giusto al momento giusto, in base alle tue policy aziendali, ai costi e alle performance
richieste. Ma attenzione: più sei preciso nel definire le tue esigenze reali (non
i “sarebbe bello avere”), più valore otterrai dall’automazione.

E il monitoraggio? Fondamentale. Invece di avere un milione di dashboard diverse
che ti danno metriche che non si parlano tra loro, hai una console unificata. Una“
single pane of glass” come dicono i tecnici, che ti dà insight azionabili. Non solo
dati, ma informazioni su cosa sta succedendo, perché sta succedendo e cosa dovresti
fare.

## Il futuro è AI (ma con intelligenza)

Con l’intelligenza artificiale che avanza velocemente, il multicloud ti dà la flessibilità
di adattarti rapidamente. Prendiamo l’esempio dell’AI inferencing: all’inizio servivano
GPU costose, ma oggi molti modelli girano benissimo su CPU moderne o acceleratori
specializzati.

Se ti leghi troppo a una specifica infrastruttura, rischi di limitarti e far lievitare
i costi. Il multicloud ti permette di descrivere cosa vuoi ottenere piuttosto che
come ottenerlo, lasciando al sistema il compito di trovare la soluzione migliore.

## L’ostacolo più grande? Le persone

E qui arriva la parte scomoda. Il problema più grande non è tecnico, è umano. Le
persone si affezionano ai loro sistemi legacy, ai processi che conoscono. È comprensibile:
ci hanno costruito la loro carriera sopra, perché cambiare?

Ma il mondo va avanti veloce, e le aziende che si aggrappano alle vecchie strategie
si trovano poi a rincorrere quando cambiamenti normativi o aspettative dei clienti
le costringono a muoversi.

La chiave è avere un mindset di miglioramento continuo. Rimanere aperti, adattabili,
e non pensare mai che il piano iniziale fosse perfetto. La tecnologia cambierà, 
le esigenze del business cambieranno, e va bene così.

## Il viaggio continua

Raggiungere il multicloud non è un traguardo finale, è l’inizio di una nuova fase.
Le aziende che ottengono più valore sono quelle che abbracciano il viaggio tanto
quanto la destinazione.

Attraverso il consolidamento degli strumenti, il monitoraggio unificato, l’automazione
intelligente e un approccio lungimirante alla progettazione dei workload, puoi realizzare
la vera promessa del multicloud: agilità, resilienza, performance e controllo dei
costi.

Ma il vero differenziatore non è l’architettura in sé. È un mindset che valorizza
la flessibilità e vede l’ottimizzazione come un’opportunità continua per migliorare,
diventare più veloci e più intelligenti.

E questa, alla fine, è l’essenza del multicloud: non una tecnologia, ma un modo 
di pensare.

## Nutanix Files: cos’è e perché può trasformare la gestione dei tuoi file in azienda

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/11/nutanix-files-cose-e-perche-puo-trasformare-la-gestione-dei-tuoi-file-in-azienda/
- Published: 2025-11-29T14:18:34+01:00
- Author: balduz84

Nutanix Files è un servizio nativo della piattaforma Nutanix progettato per offrire
storage file‐based scalabile, performante e semplice da gestire. È pensato per sostituire
o affiancare soluzioni NAS tradizionali come NetApp, Dell EMC o Windows File Server,
eliminando complessità e introducendo automazioni intelligenti che riducono tempi
di gestione e costi operativi.

## Cos’è Nutanix Files

Si tratta di un file server distribuito, erogato come servizio software (SDS – Software
Defined Storage), completamente integrato con AHV o VMware. Supporta protocolli 
standard come **SMB**, **NFS**, e permette di gestire file share per utenti, applicazioni,
workload enterprise e ambienti VDI.

### In pratica offre:

 * File server scalabile e ad alta disponibilità
 * Gestione semplificata tramite Prism
 * Automazione delle attività di manutenzione
 * Monitoraggio avanzato con machine learning
 * Integrazione con Active Directory e sistemi di sicurezza

## Perché usare Nutanix Files

Le aziende spesso si trovano a gestire file server eterogenei, difficili da monitorare
e con capacità statiche. Nutanix Files risolve queste limitazioni con un approccio
moderno:

### 1. **Scalabilità immediata**

È possibile aumentare capacità e performance in pochi clic, senza downtime né migrazioni
complesse.

### 2. **Riduzione dei costi operativi**

Non serve più gestire storage dedicato, firmware, controller fisici o appliance 
separate: tutto risiede sulla stessa infrastruttura Nutanix.

### 3. **Analisi e sicurezza intelligente**

Con funzionalità come **Files Analytics** puoi:

 * Rilevare accessi anomali
 * Identificare potenziali ransomware
 * Analizzare chi utilizza veramente lo storage
 * Individuare file duplicati o inutilizzati

### 4. **Multitenancy e isolamento**

Idealmente per service provider o aziende con più unità operative: ogni divisione
può avere le sue share con policy e quota dedicate.

## Casi d’uso tipici

Nutanix Files è molto versatile e copre diversi scenari reali:

 * **File server aziendale centralizzato**
 * **Profili e home directory per ambienti VDI**
 * **Condivisioni NFS per applicazioni Linux**
 * **Repository di dati per team di sviluppo o progettazione**
 * **Target di backup** (per alcuni software compatibili)

In ognuno di questi casi offre sicurezza elevata, performance costanti e un controllo
semplificato.

## Integrazione con Nutanix e l’ecosistema

Essendo parte della piattaforma Nutanix, Files si integra direttamente con:

 * **Prism Central** per la gestione e il monitoraggio
 * **Nutanix Data Services** per protezione e replica
 * **Nutanix Flow** per isolamento e micro-segmentazione
 * **Nutanix Objects** e **Volumi** per creare ambienti ibridi

Questo permette di avere un’infrastruttura unica che copre VM, database, file, oggetti
e servizi cloud.

## Conclusioni

Nutanix Files rappresenta una soluzione moderna e flessibile per gestire file server
aziendali senza dover investire in infrastrutture NAS dedicate. Grazie alla sua 
scalabilità, integrazione nativa con la piattaforma Nutanix e funzioni avanzate 
di analisi, è ideale per chi cerca una gestione dei file affidabile, sicura e più
semplice possibile.

Se stai già utilizzando Nutanix o stai valutando una modernizzazione del tuo storage,
Files merita sicuramente una prova.

## La mia esperienza con Nutanix NC2

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/11/la-mia-esperienza-con-nutanix-nc2/
- Published: 2025-11-20T10:06:00+01:00
- Author: balduz84

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##### Negli ultimi anni ho visto un sacco di aziende parlare di “multicloud” come se fosse la cosa più naturale del mondo. In realtà, nella pratica, spesso è un incubo: ambienti diversi, modi diversi di gestire le VM, reti che non si parlano, mille pannelli di controllo.⏎ È un po’ in questo contesto che entra in gioco Nutanix NC2, e qui voglio raccontarti **come l’ho vissuto io**, più che rifare la scheda tecnica.

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### Cos’è Nutanix NC2, visto da chi lo usa

Se dovessi spiegarlo al volo, direi che NC2 è:

> Nutanix “classico”, ma fatto girare sui cloud dei grandi provider (tipo AWS o 
> Azure), con l’idea di darti la **stessa esperienza di gestione** sia on‑prem che
> nel cloud.

Tradotto: ti ritrovi l’interfaccia, i concetti e il modo di lavorare Nutanix che
già conosci nei tuoi datacenter, ma li puoi usare anche sopra l’infrastruttura dei
cloud pubblici.
Per me il punto non è tanto “portare Nutanix nel cloud”, quanto **
rendere meno traumatico** il salto on‑prem → cloud → ibrido.

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### Perché mi interessava provarlo

Nel mio caso, l’esigenza era abbastanza tipica:

 * ambienti Nutanix on‑prem già in produzione
 * necessità di miei clienti di sfruttare risorse cloud per **capacità extra** (
   burst temporanei, test, nuovi progetti)
 * richiesta chiara dal business: niente progetti di migrazione eterni, niente rivoluzioni
   nella gestione quotidiana dei sistemi

Quello che cercavo (e che mi chiedevano i clienti), in sostanza, era:

 * **coerenza di gestione** tra on‑prem e cloud
 * evitare, per quanto possibile, di dover riformare da zero il personale dei clienti
 * una via di mezzo tra “tutto in casa” e “tutto in cloud”

NC2 sembrava un candidato credibile, quindi l’abbiamo messo alla prova.

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### Le prime impressioni: “è davvero Nutanix”

La prima cosa che ho apprezzato è stata quasi banale: una volta fatto il deploy 
di NC2, ti ritrovi **davvero** in casa la stessa esperienza Nutanix che già conosci.

 * stessa interfaccia Prism
 * stessi concetti di cluster, storage, gestione delle VM
 * logica operativa molto simile a quella dell’ambiente on‑prem

Questo, in pratica, ha ridotto tantissimo la curva di apprendimento per i team. 
Non è stato necessario “evangelizzare” il cloud in modo pesante:
ho potuto semplicemente
dirgli:

> “Quello che sapete fare su Nutanix in datacenter, lo fate anche qui, ma le risorse
> stanno in AWS/Azure.”

Per un team IT che ha già le sue giornate piene, non è un dettaglio banale…tanti
tecnici mi avrebbero voluto “fare Santo”.

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### Cosa ho fatto concretamente con NC2

Per non restare sul teorico, vi racconto alcuni scenari che abbiamo gestito con 
NC2.

#### 1. Estensione dell’ambiente per picchi di carico

Ho un cliente per il quale le applicazioni ogni tanto richiedono più risorse (campagne,
progetti temporanei, POC).
Invece di aggiungere hardware on‑prem, abbiamo:

 * creato cluster NC2 nel cloud
 * spostato o avviato lì alcune VM
 * usato il cloud come “valvola di sfogo” per i picchi

Stesso esempio può valere anche per clienti Citrix che hanno necessità di estendersi
al Cloud per DR o periodi temporanei durante l’anno.

Dal punto di vista operativo, il modo di gestire le VM è rimasto familiare. Il vero
vantaggio, secondo me, è stato **mentalmente**: non si ha la sensazione di gestire“
due mondi separati”.

#### 2. Ambienti di test/sviluppo meno dolorosi

Gli ambienti di test sono spesso i primi a finire nel cloud. Con NC2 abbiamo creato:

 * ambienti di test che replicano più fedelmente quelli on‑prem
 * la possibilità di accenderli e spegnerli più facilmente, senza comprare hardware
   dedicato

In pratica, abbiamo sfruttato il cloud per quello che sa fare meglio (elasticità)
ma senza dover cambiare stack operativo e strumenti ogni volta.

#### 3. Migrazioni graduali invece di big‑bang

Invece della classica migrazione “tutto in cloud” o “tutto su un nuovo data center”,
NC2 ci ha permesso un approccio più graduale:

 * spostare gruppi di workload specifici
 * testare la loro vita nel cloud
 * mantenere la possibilità di fare marcia indietro senza drammi

Non dico che sia stato tutto automatico ed indolore, ma rispetto a migrazioni più“
rigide” è stato decisamente più gestibile.

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### Cosa mi è piaciuto di più

Qui vado diretto sulle mie impressioni personali.

#### 1. Continuità operativa per il team

Il punto più forte di NC2, secondo me, è la **continuità**:

 * stessi strumenti
 * stesso modo di ragionare sui cluster
 * stessa logica di gestione delle VM e dello storage

Questo riduce enormemente la resistenza interna. Non stai dicendo al team: “da domani
si lavora in modo completamente diverso perché andiamo in cloud”, ma piuttosto:

> “Da domani alcune cose girano su AWS/Azure, ma le gestiamo con la stessa piattaforma.”

È una differenza enorme in termini di adozione.

#### 2. Multicloud senza schizofrenia

L’altro punto che ho apprezzato è la gestione del multicloud.
Non tanto per una 
questione “marketing”, ma per un fatto pratico: ogni cloud ha i suoi punti di forza
e i suoi costi.

Con NC2 puoi:

 * scegliere dove far girare i workload (on‑prem, cloud A, cloud B)
 * mantenere una base di gestione più uniforme
 * evitare di moltiplicare tool e competenze per ogni singolo ambiente

Non elimina le complessità del multicloud (che restano), ma le rende più gestibili.

#### 3. Migrazione e reversibilità meno traumatiche

Rabbrividisco sempre un po’ quando sento “migrazione irreversibile”: nella realtà,
le esigenze cambiano.
NC2 ti mette in una posizione un po’ più tranquilla, perché:

 * puoi spostare workload in cloud
 * puoi mantenere una parte on‑prem
 * puoi re‑bilanciare in base a costi e performance nel tempo

Non è un gioco da ragazzi, ma è più flessibile di un approccio “tutto o niente”.

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### Dove ho visto i limiti (o le cose da valutare bene)

Ovviamente non è tutto perfetto, e anzi ci sono aspetti da considerare con attenzione.

#### 1. Non è la scorciatoia per “capire il cloud”

NC2 ti semplifica la vita sul piano **operativo**, ma:

 * devi comunque capire bene **costi e pricing** del cloud sottostante
 * devi progettare con attenzione **rete, sicurezza, identità** nel cloud provider
 * devi avere chiaro cosa ha senso tenere on‑prem e cosa no

Se lo usi con l’idea “così non devo imparare il cloud”, rischi di fare danni a livello
di costi o di architettura.

#### 2. Complessità complessiva dell’ecosistema

Avere NC2, on‑prem Nutanix e uno o più cloud significa:

 * più componenti in gioco
 * necessità di avere governance, monitoraggio e processi ben pensati
 * attenzione particolare a networking e sicurezza tra ambienti

Non è una soluzione “accendo e dimentico”. Va inserita in una strategia chiara di
hybrid/multicloud.

#### 3. Non sempre è la scelta giusta per chi è 100% cloud‑native

Se sei già:

 * tutto su un singolo cloud
 * con applicazioni scritte in modo cloud‑native (serverless, microservizi strettamente
   integrati ai servizi PaaS del provider)

allora l’uso di NC2 potrebbe avere meno senso. Il suo valore viene fuori davvero
quando hai un **mix** di on‑prem e cloud, oppure quando vuoi mantenere una certa
neutralità rispetto ai provider.

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### Come la metto a confronto con altre opzioni

Senza entrare nei dettagli di ogni singolo competitor, ti dico come vedo NC2 rispetto
ad altre strade che ho visto/valutato.

**Rispetto al “rifare tutto nativo nel cloud”**

 * Pro NC2: meno impatto sul team, riuso delle competenze esistenti, migrazione 
   più graduale
 * Contro: meno adatto se il tuo obiettivo è diventare super cloud‑native sfruttando
   ogni singolo servizio gestito del provider

**Rispetto ai semplici “lift & shift” senza piattaforma unificata**

 * Pro NC2: maggiore coerenza di gestione, meno frammentazione, migliore visibilità
   complessiva
 * Contro: devi comunque investire tempo per mettere a terra bene la piattaforma
   e i processi

**Rispetto a non fare nulla e restare solo on‑prem**

 * Pro NC2: possibilità di sfruttare la flessibilità del cloud senza rivoluzionare
   tutto
 * Contro: è comunque un cambiamento culturale e architetturale, quindi serve sponsorship
   interna e una roadmap chiara

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### Il mio verdetto personale su NC2

Se devo sintetizzare la mia esperienza, direi che Nutanix NC2 è:

> uno strumento potente per chi vuole davvero fare **hybrid/multicloud con criterio**,
> senza costringere il team a cambiare completamente modo di lavorare.

Lo vedo particolarmente adatto quando:

 * hai già Nutanix on‑prem
 * vuoi iniziare o ampliare l’uso del cloud senza saltare nel vuoto
 * hai esigenze di flessibilità (burst, test, migrazioni graduali) ma non vuoi gestire
   mille stack diversi

Meno adatto invece se:

 * sei già sereno dentro un unico cloud e ci vivi bene
 * il tuo obiettivo non è l’hybrid ma andare full cloud nel modo più “puro” possibile

Nel complesso, se usato con una strategia chiara, NC2 può diventare un ottimo alleato
per far evolvere l’infrastruttura senza perdere il controllo e senza stressare il
team oltre il necessario.
E, almeno nella mia esperienza, questa combinazione di**
evoluzione** e **continuità** è forse il suo vero punto di forza.

## Nutanix AI: meno “artigianale” e più “prodotto”

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/11/nutanix-ai-meno-artigianale-e-piu-prodotto/
- Published: 2025-11-17T10:09:41+01:00
- Author: balduz84

Negli ultimi due anni l’AI è passata da “tema da conferenza” a qualcosa che le aziende
vogliono mettere davvero in produzione: chatbot interni, assistenti per il supporto,
automazione dei processi, analisi dei dati. Il problema è che tra il “fare una demo”
e il “mettere in produzione senza farsi male” c’è un abisso.

È esattamente in questo spazio che si inserisce Nutanix AI: una piattaforma che 
prova a rendere l’AI aziendale meno artigianale e più “prodotto”, sfruttando la 
solidità dell’infrastruttura Nutanix che molti già conoscono.

In questo post provo a raccontare cos’è Nutanix AI, cosa mi convince della soluzione,
cosa invece terrei d’occhio, e come la vedo rispetto ad altre proposte sul mercato.

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### Cos’è Nutanix AI, in parole semplici

Detto in modo molto diretto, Nutanix AI è un “layer AI” sopra l’infrastruttura Nutanix:

 * ti permette di **ospitare modelli AI (foundation models, LLM, modelli di visione,
   ecc.)** vicino ai tuoi dati, on‑prem o in ambienti ibridi;
 * gestisce **deployment, scalabilità, sicurezza e governance** in stile “enterprise”,
   non da laboratorio;
 * si integra con l’ecosistema Nutanix (storage, networking, gestione cluster) e
   con i principali hyperscaler.

Quello che apprezzo è l’approccio abbastanza pragmatico: non è l’ennesima “magia
generativa in cloud” ma una piattaforma che prova a rispondere alle domande vere
delle aziende:

 * dove metto i modelli?
 * come controllo i costi?
 * come proteggo i dati (compliance, sovranità, privacy)?
 * come faccio a non legarmi mani e piedi a un solo provider?

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### L’architettura, senza entrare troppo nel dettaglio

Nutanix AI si appoggia ai mattoni che già conosci se hai visto un ambiente Nutanix:

 * **infrastruttura iperconvergente** (compute + storage)
 * gestione centralizzata dei cluster
 * capacità di lavorare sia **on‑prem** che in **multi‑cloud**

Sopra questi mattoni, Nutanix AI introduce:

 * uno strato per la **gestione dei modelli** (caricamento, aggiornamento, versioning)
 * la parte di **serving** (API per usare i modelli da applicazioni interne)
 * integrazioni per **monitoring, logging, sicurezza, accessi**
 * strumenti per collegare i modelli ai **dati aziendali** (database, file, data
   lake, ecc.)

In pratica, se volessi descriverlo a un CIO: è un modo per portare l’AI vicino ai
dati e gestirla con le stesse logiche con cui già gestisci le tue applicazioni critiche.
E questo, personalmente, trovo sia un punto chiave.

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### Casi d’uso che hanno senso

Alcuni scenari dove Nutanix AI, nella mia opinione, “suona” particolarmente sensato:

 * **Chatbot interni su dati aziendali sensibili**
   FAQ interne, documentazione tecnica,
   procedure HR, manuali: tutti casi dove non vuoi che i dati girino liberamente
   su internet. Avere i modelli vicino ai tuoi repository interni, gestiti su infrastruttura
   controllata, è un bel plus.
 * **Analisi documentale e automazione back‑office**
   Estrazione di informazioni 
   da PDF, contratti, documentazione legale o tecnica. Qui la combinazione tra potenza
   di calcolo locale e accesso veloce allo storage conta parecchio.
 * **AI in ambienti regolamentati (finance, sanità, PA)**
   Dove compliance e sovranità
   del dato non sono “nice to have” ma obbligatorie. Il fatto di poter tenere dati
   e modelli nel perimetro dell’azienda (o in region specifiche) può fare la differenza,
   anche rispetto a soluzioni solo cloud.
 * **Ottimizzazione operativa e IT**
   Dai suggerimenti per il troubleshooting, fino
   all’analisi predittiva delle performance. Qui sfruttare già i dati che transitano
   sull’infrastruttura Nutanix è un vantaggio interessante.

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### Cosa mi convince di Nutanix AI

Qui vado più di opinione personale che di brochure.

#### 1. Vicinanza ai dati e ibrido “vero”

Molte soluzioni di AI ti dicono: “porta tutto nel nostro cloud, ci pensiamo noi”.
Comodo finché i dati non sono critici… ma non è così nel mondo reale.

Nutanix gioca una carta diversa: **porta l’AI dove sono i tuoi dati**, che siano
nel datacenter, in un cloud specifico o in uno scenario ibrido. Questo riduce:

 * problemi di **latency**
 * costi di **data egress** verso il cloud
 * frizioni con **compliance e sovranità**

Per architetture ibride complesse, questa è una differenza non banale rispetto a
molte piattaforme AI nate cloud‑only.

#### 2. Governance e sicurezza in linea con il mondo enterprise

Un pezzo che spesso viene sottovalutato nelle soluzioni più “fighe” ma meno mature
è la governance: chi può fare cosa, come traccio gli accessi, dove finiscono i log,
come gestisco patch e aggiornamenti.

Nutanix AI eredita molto dalla maturità della piattaforma sottostante:
gestione 
unificata, ruoli, integrazione con directory aziendali, log centralizzati. Dal punto
di vista di chi deve rispondere a audit e controlli, è un sollievo rispetto al bricolage
di servizi AI sparsi.

#### 3. Riduzione del lock‑in (per davvero, non solo sul slide deck)

Tutti dicono di ridurre il lock‑in, ma poi ti ritrovi con servizi molto specifici
di un unico cloud provider.

L’approccio di Nutanix è più “agnostico”:

 * non ti obbliga a usare un unico set di modelli
 * ti lascia gestire modelli che puoi ospitare on‑prem o su cloud diversi
 * ti permette di mantenere la **portabilità** dell’infrastruttura sottostante

Non è magia (il lock‑in non lo elimini mai al 100%), ma è oggettivamente una posizione
più aperta rispetto a molte soluzioni tightly coupled a uno specifico ecosistema.

---

### Confronto con i competitor: pro e contro

Parlare di competitor in modo super dettagliato sarebbe impossibile in poche righe,
ma posso fare qualche considerazione generale confrontando Nutanix AI con le tre
grandi famiglie di alternative:

 1. **Piattaforme AI native dei grandi cloud provider** (AWS, Azure, Google Cloud)
 2. **Soluzioni di AI “appliance” o “box” on‑prem**
 3. **Piattaforme MLOps/API AI pure‑play**

#### Verso le piattaforme AI dei cloud provider

Vantaggi di Nutanix AI, secondo me:

 * migliore gestione di scenari **ibridi e multi‑cloud** senza essere sposato ad
   un solo vendor
 * maggiore semplicità nel tenere dati e modelli **on‑prem** quando serve
 * continuità con l’infrastruttura Nutanix esistente, se ce l’hai già in casa

Dove invece i cloud provider restano forti:

 * ecosistema di servizi AI enorme (modelli pronti, servizi verticali, marketplace)
 * vicinanza nativa ad altri servizi cloud (data warehouse, servizi di integrazione,
   ecc.)
 * innovazione spesso più rapida sul fronte dei modelli gestiti “as‑a‑service”

In sintesi: se sei già 100% su un solo cloud e i vincoli di sovranità non sono un
problema, una piattaforma AI nativa del cloud può bastare. Se invece vivi davvero
in un mondo ibrido e multi‑cloud, Nutanix AI diventa molto interessante.

#### Verso le appliance AI on‑prem “chiavi in mano”

Molte soluzioni promettono: “ti porto in casa una scatola piena di GPU, con dentro
tutto già configurato”. Comodo, ma spesso poco flessibile.

Punti che vedo a favore di Nutanix AI:

 * **scalabilità più elastica**: non sei legato a una singola appliance monolitica
 * integrazione più naturale con il resto dell’infrastruttura, non un “silo” separato
 * migliore allineamento con i processi IT esistenti (monitoring, backup, DR, ecc.)

Dall’altro lato, alcune appliance super specializzate possono avere:

 * prestazioni molto spinte su task specifici (ad es. inferenza massiva su GPU dedicate)
 * percorsi “plug & play” più rapidi se ti serve solo un caso d’uso molto verticale

#### Verso le piattaforme MLOps / API AI specializzate

Qui il confronto è più su “filosofia” che su funzionalità singole.

Nutanix AI mette l’accento su:

 * infrastruttura solida, gestione enterprise, ibrido/multi‑cloud
 * uso di modelli AI come “servizio interno” all’azienda

Le piattaforme MLOps pure‑play tendono a spingere forte su:

 * sperimentazione, ciclo di vita del modello, collaborazione tra data scientist
 * integrazioni profondissime con strumenti di data science, feature store, ecc.

Personalmente vedo Nutanix AI come un ottimo “motore di produzione” su cui, se serve,
puoi affiancare strumenti MLOps specializzati, più che come un sostituto totale 
di questi ultimi.

---

### Cosa non è (e dove stare attenti)

Nutanix AI, per come lo vedo io, **non è**:

 * una bacchetta magica per “mettere AI ovunque in due clic”
 * un sostituto totale dei servizi AI dei cloud provider
 * una piattaforma MLOps completa per ogni fase del ciclo di vita del modello

È una piattaforma forte per chi:

 * ha già o vuole avere **Nutanix come spina dorsale infrastrutturale**
 * vive in uno scenario ibrido/multi‑cloud non banale
 * ha esigenze serie di **protezione del dato** e **governance**

Aspetti da valutare con attenzione:

 * il livello di **ecosistema** (partner, connettori, modelli supportati) rispetto
   ai big cloud
 * il grado di **specializzazione** richiesto in alcuni casi d’uso (es. AI per settori
   molto verticali)
 * la maturità del team interno: una piattaforma così va sfruttata da persone che
   capiscono sia AI che infrastruttura

---

### La mia opinione complessiva

Se dovessi riassumere Nutanix AI in una frase:

> è una piattaforma pensata per portare l’AI dentro l’azienda, vicino ai dati e 
> dentro i processi IT esistenti, senza costringerti a vivere solo nel cloud di 
> qualcuno.

La vedo particolarmente adatta per:

 * realtà **enterprise** già clienti Nutanix
 * organizzazioni con politiche stringenti su **dati e compliance**
 * aziende che non vogliono un futuro completamente lock‑in su un unico cloud

Meno adatta, invece, se:

 * sei una startup tutta‑cloud che vive felice dentro un singolo hyperscaler
 * il tuo problema principale è fare **sperimentazione rapida** su tanti modelli
   diversi, più che portare in produzione in modo integrato con l’infrastruttura
   on‑prem

Nel complesso, trovo Nutanix AI una proposta solida, abbastanza concreta e centrata
sui problemi veri dei team IT e dei responsabili dei dati. Non è la soluzione perfetta
per tutti, ma in molti scenari reali offre un equilibrio interessante tra controllo,
flessibilità e gestione dei costi.

## Sviluppare insieme all’AI

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/10/sviluppare-insieme-allai/
- Published: 2025-10-31T15:43:41+01:00
- Author: balduz84

Spesso mi è capitato di raccontare quanto sia per me divertente occuparmi di piccoli
sviluppi software, a tempo “perso”, e nel tempo parte di questi sviluppi sono diventati
piccoli software implementati per clienti o resi disponibili gratuitamente alle 
community (prevalentemente Citrix e Nutanix).

Da qualche mese ho scoperto un modo di sviluppare, per me nuovo, che ha stravolto
la modalità con cui approccio allo sviluppo; questa nuova modalità comprende l’utilizzo
di Visual Studio Code, integrato con Copilot Pro+ ed i vari agenti AI (in particolare
Claude Sonnet 4 e 4.5).

l’AI non è di certo una mia scoperta…sul web ormai non si parla d’altro; quindi 
un paio di mesi fa ho deciso che era giunto anche per me il momento di provare a
sviluppare con l’aiuto dell’AI.

Inizialmente il mio approccio è stato cauto e dubbioso…le mie precedenti esperienze
di uso dell’AI erano state sì interessanti, ma limitate all’uso di chatbot stile
ChatGPT (prevalentemente in modalità free).

Dopo essermi deciso a provare Copilot Pro+ la mia esperienza d’uso è cambiata TOTALMENTE.

Ho scoperto la comodità di sviluppare con Visual Studio Code, sfruttando la modalità
agent dei vari modelli AI, grazie ai quali ho potuto apprezzare veramente i vantaggi
di avere l’AI a disposizione, sia per demandargli l’analisi del codice alla ricerca
di bug, fino a chiedergli di sviluppare totalmente (o in buona parte) funzioni e
pezzi importanti di codice.

A differenza delle mie prime esperienze d’uso dell’AI, nelle quali mi limitavo a
fargli analizzare pezzi di codice da me scritti per richiederne il debug, ora la
modalità agent stravolge completamente l’approccio, permettendo all’umano di dedicarsi
a pensare a ciò che vuole realizzare e lasciare all’AI buona parte della scrittura
del codice.

Mi rendo conto che questa modalità possa “spaventare”, in quanto il rischio intrinseco
è che lo sviluppatore non sia più a conoscenza del codice che ha sviluppato (o forse
NON ha sviluppato??), ma il risultato è un cambio di paradigma veramente stravolgente,
sopratutto per chi come me non fa dello sviluppo il suo lavoro primario.

In questi mesi ho potuto approcciare sviluppi con linguaggi di programmazione che
non conoscevo (e chi avrebbe trovato il tempo di studiarli??), ho realizzato piccoli
software (anche web) che non sarei mai stato in grado di realizzare da solo; tutto
con una semplicità stravolgente e con la sola voglia di fare e le idee chiare in
testa.

In passato mi sono trovato spesso limitato dalla mia poca capacità di sviluppo (
ripeto, lo faccio a “tempo perso”) e mi sono rimaste “in testa” idee che non ho 
saputo “mettere a terra”; oggi esiste una modalità che può permettere di superare
queste difficoltà! non dico che sia la panacea di tutti i mali, o che non serviranno
più gli sviluppatori seri, ma chi come me ha idee e vuole provare a realizzarle,
può ora provare a farlo! Lascio a chi è più sviluppatore di me valutare la qualità
del codice che ho così scritto; ma che comunque, da solo, (in vari casi) non sarei
stato in grado di realizzare (ne ben scritto, ne mal scritto).

Ah, altra cosa: avete mai provato ad agganciare l’AI ad un server, per fargli analizzare
il motivo di un suo malfunzionamento? pare surreale, ma l’AI ha la capacità di comprendere
log ed eventi di errore ad una velocità che noi umani non potremo MAI eguagliare…
con quale risultato? che ora si ha la possibilità di risolvere problemi molto più
velocemente!! anche in questo caso, non voglio dire che non serviranno più i sistemisti(
ruolo che più mi rappresenta), ma se un sistemista ha accesso all’AI (e sa cosa 
chiedergli e come interpretarne le risposte) può svolgere il suo lavoro ad una velocità
ineguagliabile.

Tranquilli! Non prendetemi per pazzo…non sto regalando informazioni dei miei clienti
all’AI…non mi permetterei MAI di collegare server di miei clienti ad AI pubbliche(
stile ChatGPT, Cloude, ecc…) perché so bene ciò che comporterebbe; ma quando ho 
potuto collegarla a miei server di laboratorio, mi ha aiutato a risolvere problemi
che mi avrebbero altrimenti fatto perdere un sacco di tempo in più.

Come dicevo sopra, non ci vedo la panacea per tutti i mali, ma una opportunità IMPORTANTE
per innalzare il livello di noi umani, demandando attività meno “di testa” all’AI…
e cosa c’è di male in ciò? credo nulla.

## Aggiornamento Nutanix CE da AOS 7.0.1.6 ad AOS 7.3.0.5

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/08/aggiornamento-nutanix-ce-da-aos-7-0-1-6-ad-aos-7-3-0-5/
- Published: 2025-08-08T14:14:52+02:00
- Author: balduz84

Nei giorni scorsi ho reinstallato Nutanix CE sulla mia workstation di laboratorio
e dopo averla aggiornata automaticamente, tramite LCM, ad AOS 7.0.1.6 ora voglio
procedere con l’aggiornamento alla versione AOS 7.3.0.5 (ultima disponibile, ad 
oggi).

Tramite LCM l’ultima release disponibile risulta essere la AOS 7.0.1.6, per cui 
per procedere con l’aggiornamento ad APS 7.3.0.5 è necessario scaricare manualmente
il pacchetto dal sito Nutanix (serve loggarsi con un account che abbia accesso all’area
download) e caricarlo sul cluster da aggiornare.

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image.png?
resize=760%2C260&ssl=1)

Dopo aver scaricato il pacchetto AOS LCM Bundle 7.3.0.5 è sufficiente entrare nella
sezione LCM–>Direct Upload per poter caricare il pacchetto nel cluster:

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-1.
png?resize=760%2C297&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-2.
png?resize=760%2C297&ssl=1)

Selezionare il pacchetto e attendere che venga caricato.

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-3.
png?resize=760%2C107&ssl=1)

Terminato l’upload si avrà a disposizione un nuovo aggiornamento Software:

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-4.
png?resize=760%2C157&ssl=1)

Selezionare il pacchetto da aggiornare e procedere con l’applicazione dell’aggiornamento:

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-5.
png?resize=760%2C157&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-6.
png?resize=760%2C206&ssl=1)

Il processo effettuerà diversi precheck, per assicurarsi che tutto sia correttamente
aggiornabile ed al termine degli stessi si avvierà il vero e proprio processo di
aggiornamento. Nel mio caso il cluster CE è composto da un solo nodo per cui, durante
il processo, non avrò accesso all’ambiente.

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-7.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-8.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-9.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

Attendere fino al termine dell’aggiornamento.

Ad aggiornamento terminato la situazione sarà la seguente:

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-10.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

Ora è necessario eseguire un nuovo LCM Inventory per verificare la presenza di ulteriori
aggiornamenti automatici, in quanto Prism indicherà che AHV è in esecuzione in una
versione non compatibile con AOS 7.3.0.5.

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-11.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

LCM proporrà un nuovo aggiornamento Software:

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-12.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-13.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

Procedere con l’aggiornamento automatico di AHV; in questo caso non sarà necessario
caricare manualmente il pacchetto, ma verrà scaricato automaticamente da LCM.

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/08/image-14.
png?resize=760%2C238&ssl=1)

Il processo di aggiornamento di AHV richiederà il riavvio del nodo, per cui i tempi
di attesa risulteranno più lunghi rispetto all’aggiornamento di AOS.

Durante il processo di riaccensione a seguito dell’aggiornamento di AHV è possibile
collegarsi alla CVM e verificare lo stato dei servizi (chiaramente dopo che la CVM
risponde al PING).

Quando tutti i servizi saranno saliti, sarà possibile collegarsi nuovamente via 
web a Prism.

Godetevi la vostra CE con tutte le ultime funzionalità di AOS 7.3.0.5 e AHV 10.3.0.1!!

## Certificazioni Nutanix

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/05/certificazioni-nutanix/
- Published: 2025-05-11T10:34:24+02:00
- Author: balduz84

Durante il Nutanix .NEXT ho avuto la possibilità di eseguire alcune sessioni di 
esame, per provare ad ottenere alcune certificazioni che mi mancavano.

A differenza dell’anno scorso al .NEXT a Barcellona, dove ero riuscito a superare
un solo esame, quest’anno ho ottenuto risultati ben più importanti; ben 4 certificazioni
ottenute in 3 giorni:

 * NCM-MCI 6.5 (Nutanix Certified Master – Multi Cloud Infrastructure 6.5)
 * NCP-US 6 (Nutanix Certified Professional – Unified Storage 6)
 * NCP-DB 6 (Nutanix Certified Professional – Database Automation 6)
 * NCS-Core 6 (Nutanix Certified Services – Core Associate 6)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/05/NCM-MCI.
png?resize=680%2C680&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/05/NCP-DB.png?
resize=680%2C680&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/05/NCP-US.png?
resize=680%2C680&ssl=1)

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/05/NCS-Core.
png?resize=680%2C680&ssl=1)

La più importante delle 4, facilmente comprensibile dal nome, è la **NCM-MCI**; 
certificazione di livello Master, relativa alle competenze di gestione di ambienti
Multi Cloud (ovviamente incentrate su tematiche Nutanix). In particolare, questa
certificazione viene conseguita tramite un percorso di esame composto da prove pratiche,
quindi abbastanza diverso dal solito esame a scelta multipla. Vista la tipologia
diversa di esame, anche il tempo a disposizione è molto più dei soliti esami, passando
da 2 ore a 4 ore. Devo dire che non è stato particolarmente semplice superare questo
esame, sopratutto perché le domande spaziano tra parecchi argomenti e vengono richieste
competenze avanzate (esecuzione di comandi via CLI, Flow, ecc…).

**NCP-US** è risultato un esame, per me, abbastanza semplice. Lavoro con Nutanix
Unified Storage da diverso tempo (sebbene, ad oggi, non abbia ancora avuto occasione
di provare sul campo tutte le feature) e ciò che conosco si è dimostrato sufficiente
per superare l’esame pienamente e senza sforzo.

**NCP-DB**, è un esame relativo alle funzionalità di Nutanix DBaaS; non mi è risultato
particolarmente semplice, sebbene l’abbia superato, ma ad oggi non ho avuto molto
a che fare con ambienti di questo tipo; averlo superato mi dà comunque la consapevolezza
di potermi permettere di parlare di queste soluzioni ai clienti, senza il pericolo
di raccontare “cavolate”.

**NCS-Core** invece è stato, per me, un rinnovo. Ho conseguito la precedente versione
di NCS-Core 5 più di 1 anno fa e mi pareva corretto aggiornarne la validità, in 
quanto certificazione propedeutica all’erogazione di servizi professionali Nutanix.
Nulla di troppo diverso dalla precedente, ma non una certificazione banale.

## Nutanix .NEXT Washington D.C.

- Link: https://www.silviobalduzzi.com/2025/05/nutanix-next-washington-d-c/
- Published: 2025-05-10T17:04:42+02:00
- Author: balduz84

Sto scrivendo questo articolo dalla camera di Hotel in cui ho alloggiato durante
questa settimana di trasferta a Washington D.C. e provo a fare il punto delle principali
notizie che Nutanix ha presentato in questi giorni di .NEXT.

L’evento ha avuto luogo in un enorme centro congressi di Washington D.C.; città 
che mi ha stupito per la pulizia e per la tranquillità delle sue strade. Un paio
d’anni fa sono stato in vacanza a New York, a poca distanza da qui, e devo dire 
che l’esperienza è tutt’altro che simile. Washington D.C. mi è parsa una città quasi“
finta”; pochi negozi, pochi posti dove pranzare, palazzi bassi e poco degrado (e
ciò ovviamente è positivo) rispetto a New York ed altre città americane che ho visitato
in passato.

Ovviamente è stato bello visitare la città di Washington D.C. e vedere posti come
Il Lincoln Memorial, il campidoglio, la casa bianca, ecc…è sempre bello vedere posti
famosi, dal vivo, anche se alcuni magari me li immaginavo diversi. La casa bianca,
per esempio, vista dal vivo non mi ha colpito più di tanto…me la sarei aspettata
più grande e maestosa; ma poco male 😝

Durante l’evento ne ho approfittato per eseguire anche alcune certificazioni Nutanix,
tutte superate, e me ne tornerò in Italia con ben 4 nuovi badge:

 * NCM-MCI 6.5 (Nutanix Certified Master – Multi Cloud Infrastructure 6.5)
 * NCP-US 6 (Nutanix Certified Professional – Unified Storage 6)
 * NCP-DB 6 (Nutanix Certified Professional – Database Automation 6)
 * NCS-Core 6 (Nutanix Certified Services – Core Associate 6)

Ho scritto un post dedicato alle certificazioni ottenute: [https://www.silviobalduzzi.com/2025/05/certificazioni-nutanix/](https://www.silviobalduzzi.com/2025/05/certificazioni-nutanix/)

Ora proviamo a concentrarci sull’argomento principale: le novità nel panorama Nutanix.

Gli argomenti che hanno guidato la maggior parte delle presentazioni sono stati 
questi:

 * Supporto agli storage esterni (DELL PowerFlex e PureStorage Pure1)
 * Intelligenza artificiale (dove non se ne parla???)
 * Nuova partnership con Google per NC2
 * Nuova integrazione con Omnissa Horizon (disponibile a breve)

Supporto agli storage esterni (DELL PowerFlex e PureStorage Pure1)

Nutanix, a differenza delle sue origini, dall’anno scorso ha iniziato ad aprirsi
alla possibilità di erogare storage tramite soluzioni esterne. In precedenza Nutanix
aveva deciso di mantenere il controllo dello storage, erogando datastore solo ed
esclusivamente in modalità hyperconverged; ora con questa apertura iniziano ad essere
supportati storage software defined (scordatevi il supporto per gli storage in fibre
channel) che possono quindi affiancarsi alla soluzione hyperconvergente Nutanix,
aprendo a nuovi scenari.
La scelta risulta in linea con il loro obiettivo (dichiarato)
di provare a sostituire il maggior numero di ambienti VMware, presso i clienti non
più soddisfatti della gestione Broadcom (e dei cambiamenti importanti nel licensing).
Aprendo a storage esterni, Nutanix sta provando a rendersi ulteriormente sostituto
one-to-one di VMware, sebbene ovviamente due soli vendor di storage in lista non
potranno soddisfare tutti i palati; ma da qualche parte si doveva cominciare.

Intelligenza artificiale

Ormai l’AI si sta piazzando come argomento caldo per quasi tutti i vendor di soluzioni
software; Nutanix non è certo da meno. Con le proprie soluzioni, Nutanix permette
di realizzare piattaforme AI erogate internamente alle aziende, garantendo quindi
la totale sicurezza dei dati che l’AI stessa andrà a elaborare. Oltre ciò, Nutanix
sta iniziando ad integrare l’AI anche nelle proprie console e processi, permettendo
ad un amministratore di richiedere al’AI l’esecuzione di azioni in linguaggio naturale,
la quale si occuperà di comandare la piattaforma, senza che l’utente debba scrivere
codice o automatismi di alcun tipo. Sicuramente interessante come soluzione, ma 
nulla di stravolgente (almeno ai miei occhi). Ovviamente tante altre piccole novità
in questo contesto, ma qui nulla di “Wow”.

Partnership con Google Cloud per NC2

Google Cloud è finalmente entrato a far parte del trio degli Hyperscaler supportati
dalla piattaforma Nutanix NC2, aggiungendosi ad AWS e Azure. Tramite NC2 è possibile
distribuire cluster Nutanix sugli Hyperscaler, sfruttando gli host baremetal, e 
l’aggiunta di Google Cloud permette di avere ancora più scelta e limitare qualsiasi
lock-in. NC2 si occupa di provisionare cluster interi, con pochi click, sugli Hyperscaler,
garantendo automazione e controllo ovunque essi siano deployati. Soluzione fantastica,
se non fosse che i costi degli hyperscaler restano improponibili alla maggior parte
delle aziende italiane; andrà sicuramente meglio all’estero.

Omnissa Horizon con Nutanix AHV

Venendo dal mondo EUC, questa è stata la notizia che più mi è piaciuta. Omnissa 
Horizon, che fino a pochi mesi fa era un prodotto VMware, sta evolvendosi verso 
una piattaforma hypervisor agnostic, aprendosi alle integrazioni con altri hypervisor;
in questo caso Nutanix AHV.
La notizia è sicuramente interessante perchè permetterà
di eseguire Horizon in ambienti virtuali diversi da VMware ESXi, garantendo maggior
scelta e minor lock-in ai clienti.La soluzione è attualmente in GA, per cui sarà
disponibile pubblicamente tra qualche mese (mi pare entro fine anno); considerando
quando Horizon fosse integrato con ESXi, non mi stupisco che Omnissa necessiti di
ulteriore tempo per terminare lo sviluppo. Sono curioso di provarlo all’opera!

Nutanix Multi Cloud Experts

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/05/multicloud-
expert-community-01.png?resize=200%2C200&ssl=1)

Voglio ringraziare la community Nutanix Multi Cloud Experts per averci invitati 
a partecipare a questo fantastico evento. In questo nuovo team, creato da Nutanix
da pochi mesi, sono stati invitati a partecipare persone con diverse esperienze 
nel panorama del multi cloud; diversi vExpert, esperti di public cloud, io che arrivo
dal mondo Citrix (ma non solo) e tanti altri. Dall’Italia i rappresentanti presenti
siamo stati io, Giovanni Dominoni e Giuseppe Pino. Vi riporto una fotografia (purtroppo
non particolarmente ben riuscita) del gruppo degli MCExperts. E’ stato piacevole
incontrarvi in così tanti a questo evento! non vedo l’ora che arrivi la prossima
occasione!

![](https://i0.wp.com/www.silviobalduzzi.com/wp-content/uploads/2025/05/MCExperts.
jpeg?resize=760%2C570&ssl=1)

Durante questa settimana ho avuto il piacere di approfondire la conoscenza di Giovanni
Dominoni, anch’esso invitato da Nutanix al .NEXT, in qualità di Nutanix Multi Cloud
Expert, ed ho apprezzato la serietà, la professionalità e la voglia di imparare 
che lo contraddistingue. Potete trovare il suo blog a questo indirizzo [https://www.giovannidominoni.it/](https://www.giovannidominoni.it/)
e vi invito a restare sintonizzati con questa nuova coppia del crimine…stiamo lavorando
per creare qualcosa di unico insieme!
